Racconti dal mondo

Il pescatore
         di storioni

di Giovanni Fumagalli

 

Un pescatore di storioni ogni giorno scendeva all’estuario del fiume, che portava diritto al mare. Era un maestro di pesca: il punto preferito era là dove l’acqua dolce divideva il fiume dal mare. Il luogo era pure incantevole. Un pittore di paesaggi si sarebbe certamente soffermato ad osservare, per poi ritrarre su tela le sue emozioni.

L’uomo pescava storioni (le cui uova costituiscono il prelibato caviale), li vendeva al mercato e, con il ricavato, comprava farina, pane, latte, zucchero, uova, carne. Così sbarcava il lunario.

Dati i discreti guadagni, il pescatore decise di comprarsi una barca, per muoversi con maggiore facilità sul fiume. Il pescato aumentava di giorno in giorno, come pure l’incasso. Lui pescava, pescava... e si arricchiva. Acquistò un’altra

imbarcazione, molto più capace,

che trasportava larghe reti, zeppe di storioni.

La vita sorrideva al pescatore di storioni.

Il cerchio della fortuna ruotava a dovere

con molto denaro, e per un lungo periodo.

 

Poi le cose cambiarono. Poiché lo             storione scarseggiava, la macchina      della fortuna perdeva colpi, sino                a fermarsi. Il pescatore si ritrovò a condurre      una vita povera. Il ricavato gli permetteva,          a malapena, di comprarsi due pani e poche       uova. La bellezza del luogo era rimasta             intatta, ma il bisogno impediva al pescatore      di coglierla. Qualcosa s’era rotto nel meccanismo armonico del meraviglioso fiume.

Al pescatore non restava altro che pensare   alla fortuna dei tempi andati.

Un giorno la situazione, già precaria,    precipitò del tutto. La necessità           indusse il pescatore a trovare uno     sbocco economico altrove. Però        non riusciva a capacitarsi perché, dopo tanti anni di fedeltà,                 il fiume gli avesse voltato faccia!

Prima di andarsene, volle             salutare il saggio del villaggio, che abitava sulla collina più alta. Il vecchio lo accolse con grande fervore, lo fece accomodare, gli diede da bere e gli chiese: «Come mai sei venuto fin quassù? Di solito, chi sale a trovarmi è perché ha deciso di andarsene dal paese: c’è chi parte per nuove avventure e chi, invece, per necessità!».

Il pescatore di storioni raccontò tutto.

 

Il saggio disse: «Montagne e colline, mari e fiumi, ogni volta che li guardiamo, sembrano uguali al giorno precedente. Però cambiano. E chi ci vive dentro, il mutamento lo sente, eccome! Lo sentono i pesci del fiume e gli animali della collina. Anch’essi sono costretti ad emigrare. Ma è l’uomo, forse senza saperlo, che costringe altre creature a spostamenti forzati e, talora, alla morte. L’uomo, con un comportamento senza regole, può distruggere tutto: è in gioco l’avvenire di tutti».

«Amico mio - disse ancora il saggio -, quando la vita ti sorrideva, gioivi solo per i guadagni, le barche nuove, le reti cariche, e non pensavi alla sorte dello storione! Così hai rotto l’equilibrio naturale della sua vita. E oggi il fiume non dona più storioni...».

Tutte le ingordigie e gli egoismi si ritorcono contro l’ingordo ed egoista. Proprio come recita il proverbio: «Chi troppo vuole nulla stringe».

 

© Missioni Consolata 2002