Algeria:
dietro la guerra civile.
Tutta colpa dei barbuti?Quella algerina non è una guerra di religione. Le sue origini sono da ricercarsi nella storia, nella politica e negli enormi interessi economici in gioco. Anche sui continui, terribili massacri di civili (che non sono cessati neppure durante il mese del "ramadan") pesano dubbi e sospetti. L'opinione di Ghania Mouffok, giornalista algerina in esilioBruna Ponti (collaboratrice di Amnesty International di Torino) |
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cosa nasce la crisi algerina ? Diversamente dalla percezione che di essa
si ha nelle notizie divulgate dai mezzi di informazione, che tendono a
semplificare e manicheamente a dividere tra buoni e cattivi, la
questione e' molto complessa. Travolti dalla quotidianità, noi ci
accontentiamo troppo spesso delle spiegazioni più facili. Così
"il male" viene rappresentato dal fondamentalismo islamico,
che ha ormai sostituito il "pericolo rosso", complice l'eredità
di secoli che lo associa all'antica fobia per turchi e saraceni.
Crollato il muro di Berlino, Hollywood ha presto rimpiazzato i nemici di
un tempo, i "comuisti", con i barbuti, torvi, fanatici "fondamentalisti".
L'integralismo, però, non è l'islam, ma una estremizzazione e
distorsione.
UNA STORIA SENZA DEMOCRAZIA La questione Algeria è tremendamente complicata, perchè unisce a fattori di politica economica, questioni sociali, culturali e religiose, che non riguardano esclusivamente il paese, ma in senso più ampio tutti i rapporti fra il mondo occidentale e i paesi islamici, ricchi di risorse naturali e con tassi di incremento della popolazione altissimi. E' opportuno guardare con attenzione alle radici del problema, per capire come esso si sia evoluto. Nello scorso dicembre Amnesty International ha organizzato, a Biella, un incontro su questo tema. Ad esso ha partecipato Ghania Mouffok, giornalista algerina, che da quattro anni vive esule a Parigi. Malgrado la lontananza, la Mouffok continua ad essere profondamente legata e coinvolta negli avvenimenti della sua terra. Così la sua professione ha assunto altro valore, per spiegare che ciò che avviene in Algeria non è un evento estemporaneo ed immotivato, ma la conclusione logica di oltre trentanni di scelte politiche. Il suo racconto offre una possibile razionale spiegazione circa un paese che, pochi decenni fa, sembrava prossimo a un ingresso fra le democrazie avanzate e, invece, è caduto nel baratro della violenza. Un fatto oggi universalmente conosciuto. 1962: l'Algeria è indipendente. Dopo anni di tremenda lotta, la Francia accetta di abbandonare l'ex territorio annesso. Gli algerini celebrano la libertà e la dignità ritrovata. Sotto il governo francese infatti erano cittadini di seconda classe a cui erano preclusi l'accesso alle scuole ed alle attività statali, nella miglior tradizione colonialista. La sinistra europea gioisce, giustamente, per il successo del Partito Indipendentista, che ha trionfato grazie all'unità della popolazione. Ma la libertà dalla Francia non implica necessariamente il passaggio alla democrazia. Questo è il primo fatto da sottolineare. Molti di noi hanno saputo o ricordano direttamente la "sporca guerra", che, tra il 1954 e il 1962, insanguinò tanto l'Algeria che la Francia; ma non molti sono a conoscenza del fatto che, al termine dello scontro, nel paese non si insediò un regime veramente democratico. Venne istituito piuttosto un governo militare filo-socialista, il braccio operativo delle scelte del partito unico. |
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